Sfogliando vecchie riviste di divulgazione tecnica (Radio e Scienza per tutti – n°1, 1936), mi ha incuriosito la descrizione, sia pure sommaria, di una nuova valvola (per il 1936) della quale non avevo mai sentito prima parlare: il Renodo.

L’articolo porta la firma dell’ing.E. Mecozzi, noto articolista tecnico del mondo della radio negli anni ’30 – ’40. Ho cercato invano su vari testi ed enciclopedie di elettronica coeve, ma non ho trovato alcuna ulteriore notizia in merito al Renodo e quindi propongo quanto reperito agli amici di Radio COTA sperando di incuriosire anche loro. Le caratteristiche tecniche del Renodo descritte nell’articolo, se reali, avrebbero dovuto essere tali da far applicare in vari campi della ricezione questa insolita valvola, soprattutto la caratteristica perfettamente rettilinea di rivelazione che consentiva una rivelazione dei segnali R.F. priva di distorsione, invece nulla ha fatto seguito a questo articolo, quindi passo la palla a voi .

Il Renodo – Questa valvola destinata per la ricezione radiofonica è basata su un principio del tutto nuovo e differisce completamente dalla valvola termoionica, come viene comunemente usata. Essa è stata progettata dallo scandinavo A. Schleimann Jensen della Skandinavisk Rotfabrik. Essa è costruita nel modo seguente. La emissione è ottenuta a mezzo di un catodo C (fig. 1) il quale è circondato da uno schermo metallico con un foro, longitudinale parallelo al catodo (Sc). Accanto a questo è posto un anodo ausiliario (A’) il quale ha un foro corrispondente a quello dello schermo. All’altra estremità del bulbo è posto l’anodo della valvola (A) e fra questo e l’anodo ausiliario sono poste due placchette deviatrici (P, P’).

Il funzionamento è il seguente: gli elettroni emessi dal catodo passano attraverso l’apertura dello schermo e formano così un raggio che raggiunge l’anodo. Lo schermo ha un potenziale negativo e le due placchette deviatrici sono al medesimo potenziale, mentre l’anodo ausiliario e quello principale hanno un potenziale positivo.

 

Quando il potenziale delle placchette diviene positivo, il raggio elettronico si allarga e raggiunge le due placchette, le quali vengono così caricate. Il circuito impiegato per la rivelazione delle radioonde è rappresentato dalla fig. 2.

Il suo funzionamento è analogo a quello del doppio diodo. Siccome i due capi del circuito oscillante hanno sempre potenziali opposti, il raggio sarà deviato alternativamente da una all’altra placchetta. Quella delle due placchette che è colpita dal raggio elettronico verrà caricata e ciò produrrà una certa corrente nel circuito esterno. Il resistore, schuntato dal condensatore, è un resistore di carico ai capi del quale si avrà, in seguito al raddrizzamento, un potenziale costante, la polarità dei due capi varierà in modo che placchette assumeranno un potenziale più negativo del catodo. La variazione di questo potenziale seguirà la modulazione in modo che la corrente anodica subirà delle variazioni secondo la frequenza della modulazione.

Il circuito può essere anche diverso da quello qui riprodotto e le due placchette possono essere riunite assieme in modo da raddrizzare una sola semionda. Dalla valvola si possono anche ricavare effetti reattivi, vale a dire che essa può anche funzionare da oscillatrice.

Nel suo impiego come rivelatrice essa ha una caratteristica perfettamente rettilinea che si mantiene tale anche a tensione dell’ordine di 1 volt. Una tale curva è rappresentata nella figura 3. La retta rappresenta il responso di un galvanometro a specchio in funzione delle tensioni applicate all’entrata del circuito.

La valvola dovrebbe funzionare anche da amplificatrice, ma non sono noti i dati per questo impiego. Si dice soltanto che il coefficiente di amplificazione è leggermente superiore a quello delle valvole comuni usate attualmente nei circuiti.

Conviene ora attendere i risultati che si possono raggiungere nella pratica dopo che si saranno apportati i necessari perfezionamenti che sono inevitabili e che soltanto l’applicazione pratica e le esperienze potranno suggerire.

Questo è quanto riportato nell’articolo sopra indicato e, come già accennato, non sono riuscito a reperire alcuna successiva notizia applicativa di questa valvola. Valeva comunque la pena di parlarne per non fare cadere nel dimenticatoio questa notizia. Grazie e alla prossima.

Giovanni ORSO GIACONE